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Rivoluzione Culturale?

Recentemente sulla stampa cinese sono apparsi richiami ad un periodo storico recente nella storia della Cina. Alcuni leader del governo centrale, mi riferisco a Wen Jiabao in primis, hanno usato il termine Rivoluzione Culturale in riferimento al caso Bo Xilai. Per chi non lo conosce Bo Xilai è stato (dopo l'ascesa è seguita la rovinosa epurazione) il potentissimo segretario del Partito a Chongqing (municipalità immensa nel sud-ovest della Cina, di circa 30 milioni di abitanti), che si ispirava alla Rivoluzione Culturale e si faceva propaganda attraverso canti rivoluzionari e slogan in stile rivoluzionario. Milioni di persone hanno cominciato a sostenerlo, persone giovani per il suo fascino rivoluzionario misto ad una moderna strategia di pubbliche relazioni all'americana, e persone che giovani erano in quegli anni (1966-1976) e che non essendolo più hanno respirato una nuova giovinezza...come se potesse ritornare, sigh!

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Azzardo una mia modesta interpretazione: nelle varie provincie cinesi si può dire che i Signori della Guerra locali esistano ancora, ed è difficile per il Governo centrale tenerli sotto controllo, anche se il potere del PCC (Partito Comunista Cinese) in questi casi così famosi riesce sempre a vincere; meno o mai per i casi troppo periferici per essere noti (mi riferisco ai potentati locali).

Signori della Guerra nella Cina del "Miracolo Economico"? Eresia!...non credo se si considera da un punto di vista moderno e non semplicemente storiografico; ma lasciamo stare.

Per chi volesse approfondire la "saga" della famiglia Bo consiglio di leggere i post sul blog di Marco del Corona sul Corriere della Sera, perché non è questo di cui voglio parlare sul sito di Altotasso. Anzi ho già scritto abbastanza; vorrei far parlare il fotografo Li Zhensheng, e sua moglie, attraverso un'intervista che gli feci anni fa per l'uscita del suo libro Red Colour News Soldier, e in occasione di una mostra delle sue fotografie che si tenne in Italia, libro che consiglio di avere nella propria libreria di casa. Li Zhensheng, era un giovane fotoreporter e membro di un comitato rivoluzionario della provincia dell'Heilongjiang, nel nord-est del paese, provincia che lo stesso Mao aveva detto di prendere come esempio rivoluzionario.

"All'epoca io, come la maggioranza del popolo, ero un rivoluzionario convinto, davo il mio pieno sostegno alla Rivoluzione culturale perché pensavo che fosse un movimento che elevasse il paese a livello culturale". Li lavorava per il quotidiano Heilongjiang Ribao: "A quei tempi c'erano pochissimi fotogiornalisti e i più erano militari in congedo. Nel mio gruppo eravamo in cinque, ma mentre i miei colleghi fotografavano quasi solo gli aspetti positivi, io scattavo foto in ogni occasione e per questo sono stato criticato diverse volte".

Per evitare che le sue foto "negative" venissero scoperte e distrutte, Li le nascondeva sotto il pavimento di casa sua e negli anni ne ha accumulate circa 30.000, ognuna eccezionale testimonianza di un periodo storico che si ricorda principalmente per i poster di propaganda e gli slogan, per il culto di Mao divinizzato come un imperatore celestiale, per l'influenza che ebbe sui giovani di tutto il mondo. Lo scopo della Rivoluzione culturale era di rovesciare il vecchio mondo, di "creare l'uomo nuovo" attraverso l'eliminazione dei pensieri stantii, della cultura superata, delle abitudini e consuetudini vecchie ed arretrate. Ciò che Li fotografa lo colpisce profondamente. Quasi subito nascono i primi dubbi che mettono in discussione quello che accade.

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"Il mio cambiamento, la trasformazione dei miei pensieri sulla Rivoluzione culturale è stata graduale ed è passata attraverso diverse fasi". Quando il giovane Li documenta la distruzione di una chiesa ortodossa e la critica dei monaci in un monastero buddista, si accorge che la Rivoluzione culturale sta in realtà disruggendo la cultura del paese: "Mi sono sentito smarrito e mi sono chiesto se si trattava veramente di una rivoluzione per accrescere la cultura, perché anche la religione fa parte del patrimonio culturale di una nazione".

I veri dubbi nascono quando Li Zhensheng comincia ad assistere ai processi pubblici, e alla critica di massa: "Mi sono detto che si poteva criticare un'ideologia, però che bisogno c'era di torturare fisicamente una persona? Le violenze, le torture erano mancanza di umanità. Assistendo a questi eventi soffrivo molto, ma non potevo urlare altrimenti sarei stato preso subito ed etichettato come controrivoluzionario. Le mie emozioni, le mie sofferenze sono state trasportate nelle mie fotografie, nel mio lavoro, nel scattare più foto possibili per registrare e documentare queste scene, questi atti inumani".

Il momento più terribile della vita di Li avviene quando la violenza della Rivoluzione culturale tocca i suoi affetti: la famiglia della sua prima ragazza e quella di Zu Yingxia, sua collega al giornale che diventerà sua moglie. Ricorda Zu: "Un giorno ricevetti una lettera da mio fratello che mi annunciava il suicidio di mio padre". Il padre di Zu Yingxia era un medico in un villaggio. "Mio padre era una persona con una grande dignità. A detta di tutti era molto bravo. La Rivoluzione culturale esigeva che qualcuno pagasse per il suo essere "nero", controrivoluzionario e capitalista, solo perché guadagnava di più rispetto ai contadini della Comune. Venne preso e torturato facendolo sudare di fronte ad una stufa e poi gettandolo fuori in mutande in mezzo alla neve con una temperatura di 20 gradi sotto zero. Per difendere la sua dignità e non potendone più delle brutalità si uccise".

Quando Zu vede le fotografie scattate dal marito rimane scioccata: "Mi dicevo, allora è questo il vero volto della rivoluzione? C'era una valutazione distaccata che non coinvolgeva le mie emozioni più di tanto, ma quando ho associato queste foto con la lettera di mio fratello, ho capito le cose terribili che mio padre ha attraversato".

In quel periodo non c'era tempo per i sentimenti personali. Era normale che all'interno delle famiglie ci fossero denuncie e delazioni della moglie contro il marito, dei figli contro i genitori: "Quando lavoravo al giornale stavamo in un dormitorio dove non c'era neanche un bagno pubblico. Eravamo tutti molto poveri. Una giovane coppia di colleghi che aveva appena avuto un figlio non poteva permettersi di comprare i pannolini. Quando il bambino defecava, il marito prendeva un giornale per pulirgli il sedere e poi lo buttava via. La moglie lo denunciò perché su alcuni di questi giornali che aveva usato c'era l'immagine di Mao".

Un giorno del 1969 Li e sua moglie vennero presi e inviati in campagna alla scuola di rieducazione "7 maggio" dove rimasero per alcuni anni fino alla loro riabilitazione avvenuta alla fine di quella follia.

Li-Zhensheng-001Nonostante il recente esplicito riferimento alla Wenhua Da Geming ????? (Rivoluzione Culturale in mandarino), ancora adesso i "Dieci anni di calamità" imbarazzano, fanno riaffiorare ricordi dolorosi nelle persone. Quando chiedo ai miei studenti se hanno mai parlato con i loro genitori di quel periodo, quasi la totalità mi dice che i parenti non ne vogliono parlare (alcuni di quelle mamme e papà che all'epoca facevano parte delle Guardie Rosse, e di cose ne hanno viste e fatte, e potrebbero anche aver ucciso delle persone durante le persecuzioni dei controrivoluzionari, perché dirlo ai figli? In fondo sono madri e padri...). Inoltre la Rivoluzione Culturale è ancora un argomento politico che getta un'ombra oscura su Mao e sul PCC tale da non permettere ancora la pubblicazione in Cina del libro.

Per approfondire ed avere una visione seria e fattuale di quegli eventi consiglio di guardare il documentario Morning Sun (morningsun.org), e il secondo dvd del documentario China: A Century of Revolution.

Si dice che un'immagine valga mille parole. Questo detto non è mai stato così vero come per le fotografie di Li Zhensheng. Esse valgono milioni di parole, centinaia di milioni di vite umane sconvolte da un enorme movimento di massa che portò la Cina sull'orlo della guerra civile.

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