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della Seta...3

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Alla stazione dei treni della cittadina vicino a Turpan ci aspettavamo la polizia o l’esercito che controllasse chi entrava via terra nello Xinjiang, e invece niente! Prendiamo un taxi abusivo insieme ad altre 2 persone e ci dirigiamo verso Turpan, a circa 30 km. Prendiamo l’autostrada e quando siamo al casello per uscire vediamo il posto di blocco: polizia e soldati, la squadra speciale con giubbotti antiproiettili e chiaramente armati di mitra e pistole. Fermano la macchina, usciamo e andiamo a registrare i passaporti; la prima domanda che ci chiedono è se siamo giornalisti: ”No! Siamo turisti”. Questa dei posti di blocco sarà una costante per tutto il viaggio: su tutte le strade in uscita ed entrata di tutte le città dello Xinjiang che visiteremo ogni volta ci fermeranno per registrare i nostri passaporti, chiederci da dove veniamo e dove andremo. Dopo avere visitato le antiche città sulla Via della Seta, il minareto di Emin, i Karez (canali scavati sottoterra che dalle montagne portano l’acqua all’oasi) che servono ancora alle vigne della città (in tutta la Cina è famosissima l’uva di questa regione) decidiamo di andare a visitare un villaggio Uiguro nelle vicinanze, dove ci sono antiche grotte buddiste, purtroppo chiuse a causa dei furti degli esploratori stranieri, avvenuti a fine ‘ 800 e nei primi del ‘900 (Peter Hopkirk: Diavoli stranieri sulla Via della Seta, Adelphi; da non perdere dello stesso autore è anche Il Grande Gioco), e in parte a causa della furia iconoclasta mussulmana. Il villaggio è deserto, pieno di vigne, le case sono di pietra e fango, mattoni e piastrelle, nei vicoli non si vede quasi nessuno. Dopo aver girovagato per la cittadina incontriamo un gruppo di persone sotto una tettoia. Il sole scotta, ci fermiamo a bere e chiacchieriamo un po’ di tutto: della Cina, del mondo, di donne, di tempo, soldi, bisogni, sogni; siamo simpatici noi esseri umani! Sulle strade dello Xinjiang non ci sono turisti cinesi (impauriti dalle notizie dei moti di 2 settimane prima), e i turisti stranieri incontrati sono pochi (solo 2 giapponesi, delle ragazze nord europee, e una carovana di 3 camper di pensionati francesi che hanno attraversato tutto il continente euroasiatico fino alla Cina). Turpan è uno dei luoghi più caldi e più lontani dal mare al mondo, la temparatura sfiora i 45 gradi. Vicino la depressione a 154 metri sotto il livello del mare amplifica il calore del sole. Dopo 2 giorni partiamo, andiamo a Korla e da lì, con una jeep in affitto, verso le steppe di Bayan Bulak, altopiano quasi al centro delle Tianshan (Le montagne Divine) abitato dai mongoli. La storia di questo clan mongolo, chiamato Turgut, è interessante (http://www.chinese-forums.com/showthread.php?t=889 ). Sono i discendenti dei clan che accompagnarono Genghis Khan alla conquista della Russia. Rimasero nelle regioni russe per 500 anni per poi essere cacciati dalle truppe zariste. Partirono circa un milione di persone, scappando dai soldati russi che li inseguivano. Ci occorse circa un anno e finalmente riuscirono a rifugiarsi nello Xinjiang in circa 700mila (c’è chi dice 500mila) e sentirsi raccontare questa storia sconosciuta dal nostro autista mongolo, in mezzo alle steppe dell’altopiano, fa un certo effetto, specialmente se nel retro della jeep c’è una pecora beelante consapevole di diventare la nostra cena (la marmitta mongola, piatto nazionale, è montone bollito, senza spezie o altro se non sale, della quale si mangia tutto, compreso il midollo che si succhia dopo aver spezzato le ossa). Siamo in casa di un amico, niente elettricità, candele, pentola che bolle, fumo, alcool, coltelli che segano le ossa dell’ovino; non posso non pensare agli antenati di questo popolo, e guardandoli mangiare capisco perché hanno conquistato il più grande impero del mondo, un attimo la luce delle candele illumina un pensiero semplice ma potente: la grande muraglia, il massiccio simbolo della paura, del terrore della civiltà cinese, non ha potuto fermarli, non ha potuto fermare masse enormi in movimento, non ha potuto fermare la primordiale necessità dell’uomo di non avere fontiere, di non avere porte e mura. Il governo sta cercando di sviluppare turisticamente Bayan Bulak che è ancora un posto di frontiera, dove si sono spinti mussulmani, cinesi, kazaki. Donne con il burqa, pastori a cavallo, camionisti. Quasi tutti gli uomini hanno un coltello, perché è utile e perché...non si sa mai. Dormiamo nelle Gher, le tende dei nomadi pastori, e il giorno dopo partiamo di buon ora. Il nostro autista non ha controllato la jeep e dopo alcune decine di km ci accorgiamo che la ruota posteriore destra sta per saltare e sulle strade sterrate delle steppe rischiamo molto. Si decide di tornare indietro a cercare un meccanico. Dopo poco in mezzo alla strada ci troviamo di fronte una pecora ferma, rigida, sporca, visibilmente malata, quasi moribonda. Il nostro autista ferma la macchina, con sua moglie e il suo amico (sono venuti con noi in questo viaggio, naturalmente senza farlo sapere ai suoi datori di lavoro) la afferrano e cercano di montarla nel bagagliaio; io e Luke ci incazziamo: non siamo sicuri quanto tempo impiegheremo ad aggiustare la macchina, se riusciremo a prendere il treno la sera per Urumqi. A malincuore la lasciano lì, ma suggeriamo di telefonare ad un amico che può venire a prenderla. Si rilassano e chiamano un amico; tutto a posto, possiamo cercare il meccanico. Mentre controllo il lavoro alla jeep Luke si allontana. Dopo 1 ora torna su una macchina della polizia: è stato beccato, non ci siamo registrati. Dove abbiamo dormito, chi siamo, con chi siamo? Domande e poi ci portano alla stazione di polizia dove aspettiamo parecchio tempo perché non hanno la fotocopiatrice e non c’è elettricità in tutto il villaggio. Fortunatamente abbiamo fotocopie dei nostri passaporti, gliele lasciamo e siamo liberi. La macchina è pronta, si parte veloci. Superiamo il posto di blocco già incontrato all’andata e arriviamo a Korla a mezzanotte giusto in tempo per prendere la corriera con i letti. La corriera prende l’autostrada e dopo qualche km esce e si ferma, aspetta. Un camion arriva e caricano sulla nostra corriera degli scatoloni: droga, abbigliamento pirata, dvd, chissa cosa hanno caricato? In fondo questa è la Via della Seta e i commerci di ogni genere continuano da migliaia di anni. La corriera riparte e prende le strade di campagna, si sballonzola per un po’ su strade asfaltate, poi in mezzo al nulla si fermano, scaricano e caricano tutto su un altro camion. Torniamo sull’autostrada, direzione Urumqi.

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Non ci vendono i biglietti della corriera per andare a Xia He, al monastero di Labrang! La polizia alla stazione dei treni ci aveva detto che si poteva andare ma la bigliettaia è irremovibile: gli ordini sono ordini: “Scordatevi Xia He, è per la vostra sicurezza”. Che fare? E’ sempre una costante questa domanda. Non ce li vendono perché è zona tibetana e durante gli scontri avvenuti nel marzo 2008, Labrang (http://en.wikipedia.org/wiki/Labrang_Monastery) è stato uno dei luoghi dove i monaci hanno sparato, un luogo dove la cultura tibetana è difesa con i denti e con i pugni, e con le armi; un luogo che img_4181faceva parte del Tibet storico, e la polizia ha fatto morti. Dopo un pranzo veloce in un ristorantino decidiamo di cambiare la data dei biglietti del treno e proseguire il nostro viaggio sulla Via della Seta. Si parte, destinazione Jiayuguan (http://it.wikipedia.org/wiki/Jiayuguan).

Scrivendo un diario per gli amici di Altotasso, invece che citare libri da leggere (vi scrivo un paio di titoli se siete interessati ad approfondire l’argomento: Luce Boulnois, La Via della Seta, Tascabili Bompiani; Colin Thubron, Ombre sulla Via della Seta, Edizioni Tea) vi voglio raccontare di 2 uomini e di una coppia che abbiamo conosciuto.
Dopo avere visitato Jiayuguan, con il suo forte e la fine della Grande Muraglia, e le famose tombe dei Wei e dei Jin a 10 metri di profondità fatte di mattoni affrescati con scene di vita quotidiana della vita di frontiera, siamo partiti in pullman per Anxi (anche conosciuta come Guazhou) per fermarci e visitare le Grotte di Yulin (una delle cose più belle che abbia mai visto dell’arte medievale cinese). Ripartiti, la sera siamo finalmente arrivati a Dunhuang. Un paio di giorni per visitare le Dune della Sabbia che canta, le famose grotte di Mogao (http://en.wikipedia.org/wiki/Mogao_Caves) con i suoi affreschi e le sue statue testimonianza dell’arte buddista cinese, con ancora presenti lievi sfumature del sincretismo culturale del regno Kushano (http://it.wikipedia.org/wiki/Impero_Kushan) , e del più famoso e antico Gandhara (http://en.wikipedia.org/wiki/Gandhara ); il passo di Yumen (dove vicino si trova anche la fine della Grande muraglia della dinastia Han) e il caravanserraglio di Hecang. Proprio in questo posto, in mezzo al deserto a 50 km dalla città, abbiamo conosciuto una coppia che vive lì. Sono di un età indefinita, hanno il viso scolpito dal sole e dalla polvere. Lavorano come guardiani del sito archeologico e il governo gli passa un modesto mensile per prevenire i furti dei tombaroli. Hanno una piccola casa fatta di terra e mattoni, coltivano le verdure che mangiano in un pezzo di terra irrigato, allevano conigli, e quando hanno bisogno di andare in città di solito chiedono un passaggio agli autisti che portano i turisti a visitare il forte. Sono 10 anni che vivono in mezzo al deserto, 10 anni che per giorni non parlano con nessuno se non tra di loro, 10 anni che si aiutano a vicenda...e forse si amano di notte, nel deserto, osservando le vecchie mura millenarie bucate dal vento.

Un’altra coppia è stata quella di 2 amici che abbiamo conosciuto sul taxi abusivo, che ci portava la notte alla stazione ferroviaria più vicino a Dunhuang per prendere il treno per Turpan e entrare quindi, finalmente, nello Xinjiang. Sono ragazzi poco più che 30enni che fanno i minatori in giro per la Cina e anche in Asia. Scavano per estrarre carbone, metalli, pietre preziose. Scavano 10 ore al giorno, a raccogliere metalli e minerali a 5000 metri di quota in Tibet, in accampamenti che a volte non hanno il riscaldamento, nelle giungle della Birmania in mezzo al caldo, per tirare fuori dalla terra pietre preziose. 10 mesi all’anno fanno questa vita per circa 5000 Yuan al mese (500 euro) e poi tornano a casa a trovare le loro famiglie per un paio di mesi. Le mogli, i figli, i genitori rimasti a casa, aspettano notizie e soldi da loro. Sono quasi 10 anni che fanno questa vita, intanto i figli crescono e bisogna investire nella loro educazione, le mogli lavorano e risparmiano fino al centesimo per comprare una casa, e gli anziani che accudiscono i più giovani.

Corriamo sulla strada, a volte asfaltata a volte sterrata, chiacchieriamo e fumiamo. Guardo le stelle, è da tanto tempo che non le vedo, abituato alla luce della metropoli e all’inquinamento che vela per la maggior parte dell’anno le stelle sulla città, sono stregato dal loro brillare, luminosissime ci indicano la strada verso la ferrovia, destinazione Turpan.


La Via della Seta...1

La Via della Seta...1

maijsham_alex 3 settimane sulla strada, direzione Provincia del Gansu e dello Xinjiang, a 1 settimana di distanza dai moti di Urumqi, capoluogo dell’estremo, grande nord-ovest cinese, con Luke siamo partiti in treno da Beijing per la nostra prima tappa del viaggio sulla Via della Seta: Xi ‘An nella Provincia dello Shaanxi.
L’antica capitale sventrata e diventata come molte città cinesi un immenso cantiere per case, linee della metropolitana, centri commerciali, strade, tubature, cablature...ci accoglie calda, accogliente, umida. 3 luoghi da vedere prima di lasciarla dopo 2 notti: Bingmayong (l’Esercito di Terracotta), Hanyangling (Il museo del mausoleo dell’imperatore Liu Qi della Dinastia Han, seguace del Wu Wei Taoista), Daqingzhensi (la Grande Moschea) e il quartiere mussulmano che la circonda. Cerchiamo la contaminazione, il ricordo di mercanti, monaci, religioni, commerci da ogni parte del mondo. Fumi di incenso acceso, carni alla brace, botteghe e negozi, visi e razze ci fanno sognare vagamente di quello che era Chang’an il punto di arrivo principale della Via della Seta che cominciava, ad Occidente, dall’Impero Romano (il Da Qin per i cinesi, noto anche come Lijian). E’ più giusto dire che era uno dei gangli fondamentali di quello che era, per oltre 2mila anni, un reticolo di strade che prendevano il nome delle merci più preziose: la seta, la giada, il tè. Strade che attraversavano tutto l’impero cinese e si collegavano a tutti gli altri paesi dell’Asia. E tutti vivevano in questo enorme Melting Pot di Buddismo, Zoroastrismo, Induismo, Taoismo, commerci e ambascierie, arte e arti, spezie e droghe. Siamo fortunati, quando andiamo a comprare i biglietti alla stazione non c’è molta fila e ce la caviamo con 1 ora (se provate a fare la fila durante le feste, come la Festa di Primavera che per tradizione si passa in famiglia, è meglio portarsi da mangiare e da sedersi).
Continuiamo il viaggio, prossima tappa Tianshui, prima tappa nella Provincia del Gansu e importante altro nodo della Via della Seta. E’ il punto di partenza da cui ci si infila nel corridoi dello Hexi, quel lembo di terra che arriva fino allo Xinjiang e che passa nell’unico pezzo di terra percorribile tra il deserto del Gobi a nord-est e gli altipiani del Qinghai e del deserto del Taklamakan a ovest-nord-ovest. Piove e fa fresco, prendiamo una stanza nell’albergo di fianco alla stazione. L’ultimo piano dell’hotel è stato trasformato in una sede per le università di varie provincie a caccia di studenti. Ogni stanza è ufficio e camera da letto contemporaneamente. Andiamo in centro città dopo aver mangiato. Di fianco ad un palazzo in costruzione sorge una vecchia moschea. Mussulmani di diverse etnie ci accolgono con un sorriso. Non entriamo ma rimaniamo fuori sotto una tettoia di legno mentre la pioggia cade, cercando di tradurre l’avviso affisso alla lavagna nera che parla dei fatti del 7 luglio. Cantano, cantano il Corano e mi ricordano i canti tibetani, anche se forse sono io a cercare l’assonanza, eppure... Il rumore del martello pneumatico e del cantiere che ovatta la litania dei canti, insieme al ticchettio della pioggia sul legno e sui tetti, è ipnotico. Ipnotizzati cantiamo, per scacciare le nostre paure dell’Islam: Luke da ebreo, io semplicemente perché pieno di pregiudizi nei confronti di una civiltà che fondava università in giro per il mondo, che era laica e all’avanguardia nelle scienze e nella filosofia, e che ha vissuto un’involuzione tragica a causa di forze oscurantiste e retrograde rinforzatesi dal radicalizzarsi dello scontro di civiltà tra Islam e Cristianesimo.
Maijisham sono le grotte che visitiamo il giorno dopo. Affreschi, sculture, accenni induisti che troveremo come costante in questo viaggio. Le campagne sono ricche, è coltivato un po’ di tutto e i contadini hanno trasformato le loro case in ristoranti e alloggi. Sapori così non li gustavamo da tanto, abituati alla cucina cittadina e alla velocità dei ristoranti delle grandi città, qui abbiamo tempo di passeggiare ai bordi di un laghetto, in mezzo all’orto da dove vengono raccolte le verdure che mangeremo dopo, nella campagna tra le colline coperte di boschi; pasta fatta in casa e tirata sul momento, cani che giocano e il bagno in un ripostiglio una volta forse porcile, o forse lo è ancora.
Il treno parte in ritardo, destinazione Lanzhou capoluogho del Gansu. Se esci dai soliti tragitti ferroviari, la puntualità cinese delle ferrovie torna alla inevitabile dilatazione temporale asiatica (e quella italiana si può definire asiatica?). Come è asiatica anche il sapere aspettare 4 ore fermi per un guasto della linea elettrica: si mangia (provate a prendere un treno periferico in Cina, è meraviglioso! Strati di tutto!), si legge, si dorme, si gioca a carte, si chiacchiera, parliamo con la gente e con i bambini eccitati che ti raccontano del film Transformer. Lanzhou è una delle città più inquinate al mondo, siamo un po’ preoccupati, ma dopo anni di vita a Beijing pensiamo che in fondo siamo già un poco mutati a livello cellulare, e rimaniamo solo una notte per vedere il museo provinciale , uno dei più importanti della Cina con reperti di tutte le civiltà che mercanteggiavano sulla Via della Seta.

 

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I Funerali del Cielo

funerali-cielo.jpg In Tibet e in Mongolia, dove il buddismo lamaista è ancora la religione principale, alla morte di una persona arriva una processione di persone tra cui un lama e uno smembratore. Il corpo viene portato in un luogo prescelto e lo smembratore provvede a fare a pezzi il cadavere. I tibetani credono che gli avvoltoi aiutino l’anima a salire in cielo e a reincarnarsi. Se il cadavere, lasciato agli animali carogneri e agli agenti atmosferici, viene divorato del tutto, allora l’anima rinascerà più pura. Se invece viene mangiato solo parzialmente allora si crede che i peccati commessi dalla persona in vita siano stati particolarmente gravi, e sia quindi destinato a vivere in uno dei vari inferni.

Oggi è l’anniversario di una morte, di molte morti. Beijing si è svegliata in un cielo azzurro intenso, le montagne occidentali erano nitide e visibili sullo sfondo. Caldo e odore di umidità estiva. In tutte le università della capitale nei giorni scorsi, si sono tenute riunioni ed è circolato il guiding, il regolamento o ordinanza che suggeriva ai docenti di non indossare abiti bianchi. Bianco, colore del lutto, come il colore delle fascie che gli studenti più radicali, inpegnati nello sciopero della fame, portavano sulla fronte; piccoli dazibao personali in mezzo a bandiere, striscioni, dazibao affissi alle università e in molte parti della città. Dazibao come quelli affissi sul muro della democrazia nella primavera del 1979, la primavera dei giovani cinesi raffreddata dall’inverno di Deng Xiaoping. Anni più tardi, ancora manifestazioni e sogni reali urlati a migliaia di voci. Giovani mossi da altri esempi nel mondo e dal Bombardare sul Quartier Generale di cultural-rivoluzionaria memoria del grande timoniere, di Mao Zhuxi, l’ultimo vero imperatore della Cina, divinità dall’oroscopo così potente da scacciare il Budda e le centinaia di dei locali della grande Cina, ritornati solo dopo la sua morte. E poi il 1989.

Tornando dal lavoro, oggi sulla strada c’erano moltissimi volontari per la sicurezza pubblica, per la maggior parte anziani, che non si vedevano in tal numero dalle olimpiadi. Ma appunto la maggior parte anziani; pochi giovani adulti, alcuni agenti in borghese,  e mi veniva da ridergli in faccia, volevo chiedere a quei vecchietti dalle fascie rosse seduti sugli sgabellini al sole: “Ma che giorno è oggi che vi trovo lungo tutta la strada a distanza di 100 metri. Che succede oggi, di che avete paura?” Paura di rendersi conto che in fondo gli studenti stanno vincendo, e che loro sono sempre di meno e gli altri sempre di più. Come si dice? Chi dimentica la propria Storia è destinato a ripercorla...? La Storia cinese è piena di imperatori che hanno perso il mandato del cielo, e per un momento oggi il cielo ha ribadito la sua potenza: alle 4 del pomeriggio (in cinese 4 si dice si, stessa pronuncia di morte) dall’azzurro il cielo è mutato in poco tempo in grigio nero, scatenando goccioloni pesanti come pallottole, vento forte e caldo che ha sollevato la polvere dei cantieri che entrava negli occhi, come il fumo dei blindati e dei camion bruciati. Il cielo revocava il mandato, ma come fare a tenere unito un paese come la Cina, con i suoi movimenti indipendentisti e lo spirito anarchico del popolo cinese. Se sei una persona con la responsabilità di gestire un sistema come la Cina, se sei al potere che fai? Dopo un mese di colloqui vinse la parte dura, i riformisti messi da parte e gli anziani conservatori di nuovo potenti; fu un sacrificio rituale che portò alla fine di questi ultimi. Dopo gli incidenti di Piazza Tian ‘anmen, il paese cominciò gradualmente ad applicare quelle riforme che volevano gli studenti, ma per avere elezioni politiche nazionali si dovrà aspettare un cambiamento dall’interno dello stesso Partito Comunista Cinese, per storia, forza e organizzazione, l’unico in grado di sfamare un miliardo e 300cento milioni di persone, tenere unito un paese così grande e complesso, e cambiare se stesso.

La pigrizia e l’ignoranza dei giornalisti che scrivono della censura su internet, reale ma aggirabile usando un proxy, della Cina senza viverci, mi fa ridere come i volontari di oggi. Oggi è il sacrificio, oggi ci sono i Funerali del cielo, un minuto di silenzio.

 

         

Il Topo e il Bue

il topo e il bue

Finalmente! Il 2008 è finito e si spera non tornerà mai più. E’ un anno di 8 che, secondo gli auspici, doveva portare fortuna alla Cina e alla gente, e invece si è rivelato infausto, tragico, ma portatore di grandi cambiamenti.

Una cosa che non cambia nella Cina, prossima futura prima potenza mondiale, è la massa di persone (800 milioni) che ancora popola la campagna, le zone rurali, le aree remote delle praterie, dei deserti, delle montagne. I 737  milioni di contadini, censiti ufficialmente, da quest’anno potranno avere l’uso della terra a tempo indeterminato. Dagli anni ’80 fino ad oggi, la durata del contratto che lo stato stipulava con il contadino è aumentata. Dopo la riforma agraria i contadini hanno l’uso a tempo indeterminato della terra, possono coltivare quello che vogliono, non pagano le tasse, possono organizzarsi come vogliono, unendo la terra e rinforzando le cooperative, oppure possono cedere l’uso della terra (che rimane proprietà dello stato) a terzi, per ottenere un profitto. Il Partito Comunista Cinese, secondo il piano quinquennale, cercherà di redistribuire la ricchezza (troppo concentrata nelle zone costiere), accellererà lo sviluppo delle città rurali per trasformarle in centri di una rete che prevede infrastrutture pubbliche verso l’ovest del paese, richiamando imprese con detassazioni e incentivi che non sono più accordati così ampiamente nelle zone già sviluppate. Tutto questo anche per fronteggiare la crisi finanziaria mondiale e riprendersi dalla ingenuità di avere perso soldi sostenendo l’economia americana. La Cina, come sa bene il governo, non può permettersi di scendere sotto una crescita del 5-7% di Pil annuale per soddisfare la richiesta di lavoro, di assistenza e ammortizzatori sociali, di servizi,  per garantire una vita decente a 1 miliardo e 400 milioni di persone. Il governo è consapevole che per prevenire la crescita di conflitti sociali già presenti(storicamente pericolosi fino ad abbattere dinastie e instaurarne altre) deve concentrarsi all’interno del paese, e continuando nel suo ruolo di potenza pacifica all’esterno, dire al mondo di essere pronti a fare il proprio ruolo nell'ordine mondiale..

La prima prova difficile per la Cina quest’anno è arrivata al chunjie: l’anno del topo ha portato nel centro del paese nevicate violente nel periodo gennaio-febbraio 2008. Milioni di persone bloccate nelle stazioni, nelle strade innevate. Diversi morti e leader in prima fila a volare da una città all’altra per parlare con la gente, coordinando l’esercito (che ha il ruolo di protezione civile del paese), forze di polizia, ospedali, e mense che assicurassero un pasto caldo.

A marzo i fatti nello Xizang, o Tibet, hanno scosso il paese, amplificando il sentimento nazionalista particolarmente nei giovani, che hanno cominciato ad agire attraverso il web, protestando di fronte al Carrefour, boicottando alcuni prodotti occidentali e organizzandosi a livello internazionale durante la marcia della fiaccola olimpica. Il Tibet è troppo importante: acqua, minerali, confini sicuri nel nuovo Big game centro-asiatico. Chiedere ai cinesi di lasciarlo sarebbe come chiedere ad una persona di tagliarsi un braccio. Migliaia di blogger hanno scritto testi, fatto video, discusso, protestato per un’ingerenza straniera vissuta come un bambino dispettoso ripreso dalla mamma. 

I blogger cinesi, che sono anche politici, sono sotto controllo, ma si riuniscono annualmente (quest’anno a Guangdong, Canton) con la presenza di funzionari delle ambasciate straniere, dall’aria vagamente Cia, e poliziotti che poi ne arrestano qualcuno; qualcuno in prigione, altri (www.zuola.com il blog di zuola con la cronaca in diretta del suo arresto postato sul suo sito dal palmare mentre lo portavano via) per portarlo qualche giorno a pescare e parlare, per poi rilasciarlo con stima e ammirazione per la sua intelligenza.

In maggio il terremoto nel Sichuan ha unito il popolo cinese in un aiuto corale fatto di donazioni di sangue, vestiti, denaro; macchine di individui partite da ogni parte del paese andati a prestare il proprio aiuto, donne poliziotto che pur avendo perso la figlia nel terremoto lavorano fino allo stremo delle forze, consapevoli che la speculazione edilizia è causa tanto potente quanto la scossa di 7.8 di magnitudo e gli 80mila morti.

Ed ecco le Olimpiadi ad agosto: 8-08-08. Nello Xinjiang, a pochi giorni dai giochi, bombe e attacchi a commissariati con diversi morti, nello Yunnan bombe su autobus. I cinesi si giocavano la faccia (mianzi) e questo per un asiatico, figurarsi un cinese, è la cosa più importante. E tutto è andato “bene”: spettacolo, organizzazione, impianti, edifici, metropolitane e ferrovie nuove, record battuti e Cina prima nel medagliere grazie ad atlete bambine, tuffatrici sincronizzate al nano secondo, mamme sollevatrici di peso, atleti di ping pong e volano (sport nazionali) osannati. La faccia non si è persa ma la massa di turisti previsti non è arrivata e negozianti, albergatori, tassisti, ristoratori si sono lamentati. Quasi tutti gli stranieri senza visto di lavoro hanno dovuto lasciare la Cina per poi rientrarci con visti turistici (pochissimi i visti L, business, rilasciati) o aspettare la fine dei giochi.

E la fine è arrivata con le migliori paraolimpiadi mai realizzate (da diversi anni nelle grandi e moderne città cinesi ci sono i percorsi per non vedenti sui marciapiedi) e tutto è tornato alla normalità: negozi di dvd pirata, carretti con cavallo di contadini che vendono i loro prodotti in centro a Beijing in barba alla legge, tricicli, contraffazioni nei mercati (per la cultura cinese copiare una cosa è rendere omaggio, è dire: “Vale diffonderla”).

In settembre la navetta spaziale Shenzhou VII (Vascello Divino) ha portato 3 astronauti a passeggiare nello spazio, sventolando la bandiera nazionale, parlando di collaborazione spaziale  internazionale. Lo scandalo del latte alla melamina, che ha coinvolto decine di migliaia di neonati con alcuni morti, ha portato ad una maggiore attenzione alla sicurezza alimentare da parte di tutti.

Alla sessione di fine anno del Pcc, svoltasi in ottobre, Hu Jintao ha ribadito che: “Solo il socialismo può salvare la Cina”. In fondo anche questo non cambia. Lo aveva capito Mao nella sua semplicità: bisogna dare una speranza alla massa di contadini afflitti dalla povertà, dalle inondazioni, dalle pestilenze come i topi. Il 26 gennaio si entrerà nell’anno del bue, il topo se ne va. Arriva il bue, animale agricolo, placido, ruminante, distaccato. lavoratore. Il bue, il toro...che vede sempre rosso.

Che fortuna lavorare!

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Ma quanto mi costa la vita!
Ormai è quasi fatta, manca meno di un anno alle Olimpiadi di Beijing 2008 e la gente comincia a fare il conto alla rovescia. Per celebrare l’avvenimento Piazza Tian ‘anmen è stata chiusa alla gente e si è svolto uno spettacolo, a cui hanno presenziato i leader di Pechino, trasmesso dalla Cctv 1 (è come dire Rai 1) che ha tenuto incollati centinaia di milioni di persone. I lavori delle nuove strutture architettoniche che ospiteranno gli eventi stanno continuando a ritmi vertiginosi, e anche tutti gli altri cantieri della città hanno accellerato, questo perché dovranno essere finiti per la primavera del 2008 in modo da pulire l’aria dalle polveri fino alla data scelta dal governo cinese 08/08/08 (la cerimonia di apertura sarà alle 8 e 08 minuti perché l’8 è un numero che porta fortuna). Anche le demolizioni delle vechie case tradizionali sono quasi finite, e la costruzione del nuovo CBD (Central Business District), dove spiccano grattacieli di vetro e cemento dalle forme più avveniristiche, è in pieno svolgimento. Naturalmente i prezzi a Beijing stanno aumentando per le Olimpiadi. Non voglio parlare però di questi aspetti ma vorrei riportare un’intervista ad un operario-artigiano che ho trovato su una rivista e che deve cercare lavori in giro per la città. Tutti gli operai, i camerieri, i fattorini, ecc., sono lavoratori migranti e vengono dalla campagna; riempiono le grandi metropoli per raccogliere le briciole degli enormi capitali che girano, solo a Pechino ve ne sono circa 2 milioni e mezzo. Dall’anno scorso il governo ha tolto le tasse (circa 1300 yuan all’anno, ovvero 130 euro) ai contadini, questo per cercare di rallentare e diminuire un poco l’enorme flusso di persone che ogni anno si spostano dalle campagne alle città. Recentemente il governo cinese ha cercato di tutelare questi lavoratori (i lavoratori in generale), ma le forti pressioni degli Stati Uniti e dell’Unione Europea hanno fatto modificare la prima bozza del disegno di legge in maniera molto più liberale fino ad arrivare alla terza bozza che prevede solo tutele generiche.Gli operai specializzati che lavorano nei cantieri riescono a guadagnare circa 1500/2000 yuan al mese (150 - 200 euro). Gli operai normali guadagnano molto meno, a volte anche meno di 1000 yuan (100 euro) al mese. Tutti gli operai dei cantieri hanno vitto e alloggio gratuito, ma comunque hanno spese che devono sostenere, mentre per gli altri operai e per chi decide di vivere in un appartamento, condividendo le spese, i dati sono questi:
50 yuan al mese per dividere una stanza con altre 3 persone.
20 yuan al mese per la residenza temporanea.
140 yuan al mese per i pasti (di quelli che ti riempono la pancia, non certo molto buoni da mangiare).
30 yuan al mese spesi per la verdura da cucinare a casa.
15 yuan al mese per il riso: “a casa in campagna ho il riso ma farmelo spedire costa di più che comprarlo a Beijing”.
30 yuan per olio, sale, pepe, ecc., quello che serve a cucinare.
20 yuan al mese per le sigarette (2 yuan a pacchetto); un pacchetto ogni 3 giorni.
17 yuan al mese per telefonare.
3 yuan il prezzo di un biglietto della metropolitana, i trasporti non costano cari ma: “cammino per ore ogni giorno”.
200 yuan al mese per le spese scolastiche del figlio.
20 yuan per i vestiti per la moglie.
150 yuan da mandare a casas tutti i mesi: “per il futuro di mio figlio”.
50 yuan per le spese mediche della madre (medicine).
60 yuan spese impreviste: “una volta ho dovuto pagare 50 yuan per le spese di lavanderia a un uomo che avevo accidentalmente toccato e a cui avevo sporcato il vestito”.
Totale spese in un mese 805 yuan (o Renminbi, ovvero valuta del popolo).
Questa persona si sveglia tutti i giorni alle 6 del mattino e fino alle 8 di sera va in giro a cercare lavori da fare. Gli unici svaghi giocare a carte con i suoi coinquilini e andare a vedere la televisione in uno spaccio vicino a casa. 805 yuan, 80 euro al mese e lui è soddisfatto perché guadagna più dello stare a casa in campagna. E’ proprio vero che il numero 8 porta fortuna!
  

Protesta giusta

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Ciao a tutti, vi invio 1 foto di una protesta davanti a un palazzo che ospita ambasciate minori (Nuova Zelanda, Cipro, paesi africani). Ho chiesto alla polizia e non si sono sbottonati piu' di tanto; comunque la storia è questa:

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Cogitabondo

dscn1795.jpg la pianta piange, bambini in braccio agli antenati
viaggio con mio padre ghiro pigro e nervoso
implosione del mondo, pretesto per foto
terzo ciclo del cane, spirito in-animato
sogni...sogni...paradosso imprevedibile
co-scienza della fine vicina, commozione
batterie scariche, carro antico rimandato
made in china...cogitabondo...

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